Non sopporto più mio figlio, cosa posso fare?

Quante volte vi sarà capitato di pensare tra voi “Non sopporto più mio figlio”? È successo a tutti, prima o poi, i genitori si possono sentire sopraffatti dalla vita familiare, dagli obblighi, dalle circostanze e dai caratteri particolari dei figli. Siamo sempre messi a dura prova e, a volte, perdiamo la pazienza. Prima di tutto, dobbiamo dire, che è normale non sopportare i propri figli in alcuni momenti, ma questo non va assolutamente a ledere o incidere sul sentimento di amore profondo che proviamo nei loro confronti.
Non sopportare i figli non è indice dell’essere un cattivo genitore. Siamo umani anche noi e non siamo macchine. Arrivare al limite della sopportazione fa un po’ parte del gioco. Se prima ci bastava uscire per “cambiare aria” e magari ritornare a casa più sereni, oggi tutto diventa più complicato e magari ci chiudiamo anche in bagno pur di avere un momento di stacco.
Le giornate sono scandite dalle grida dei bambini, dalle litigate, dalle continue call di lavoro e dalla maestra che ti manda i compiti su WhatsApp o sull’app della classe, magari anche dalle notti insonni per chi ha appena avuto un bambino… insomma, anche noi genitori dobbiamo dirlo: Basta!
Mamme che non sopportano i figli
Siamo arrivati al limite. Riuscire ad ammettere e a dire “non sopporto più mio figlio” può sembrare una disfatta, che ci siamo arresi, ma non è così. È un nuovo punto di partenza, è una nuova esperienza, spesso stancante, ma che ci permette di vedere tutto in un’altra ottica.
È dalla notte dei tempi che le mamme spesso si ritrovano a dire “Non ce la faccio più” “Non ti sopporto più“. Quello che è nuovo è il contesto, è la difficoltà di evadere dalla prigione che si crea, molto spesso, tra le mura di casa. Forse prigione può sembrare un termine molto forte, ma a volte, fidatevi, è così che ci sentiamo. Sole, isolate, non possiamo fare niente. Neanche una giornata in piscina, neanche una festa con amici o parenti per svagarci.
Cosa fare quando non sopporti più tuo figlio
Non vogliamo ingigantire le cose, non vogliamo piangerci addosso. Quello di cui abbiamo bisogno è essere ascoltate, aiutate. Molte volte non vogliamo chiedere aiuto per timore di essere giudicate, e quindi accumuliamo fino a scoppiare e dire anche cose per le quali poi ci pentiamo 30 secondi dopo. In questi casi cosa fare?
Con i bambini a volte entrano in gioco diverse difficoltà: le giornate lunghe, da sole, con un neonato, oppure con i bimbi che, purtroppo, non stanno poco bene e non sappiamo cosa fare o, più banalmente, come intrattenerli… peggio ancora poi per chi lavora in smart working e deve gestire il lavoro e le sue continue ricerche di attenzioni.
In alcuni casi lo sfogo può aiutare, ma attenzione, bisogna anche essere consapevoli che le nostre parole possono ferire. Questo potrebbe poi darci quel momento di sollievo, ma a quale prezzo? Quante di voi, dopo essersi sfogate, si sono magari sentite delle pessime madri? Eppure quel momento di crollo emotivo e psicologico è servito per andare avanti e trovare un nuovo equilibrio. È servito per capire che abbiamo dei limiti, serve al figlio per capire che deve ridimensionare il suo comportamento.
Non c’è un segreto o una legge che vale per tutti. Ogni rapporto con i figli è diverso, troppo personale per poter dire “fate così”.
Quello che possiamo dirvi è che, a volte, le cose vanno come devono andare. Vuole vedere i cartoni? Va bene. Vuole mangiare stando in piedi? Va bene. Non trasformiamo ogni momento in ansia o motivo di scontro.