Ogni quanto si deve cambiare e lavare il pigiama

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Vi siete mai fatte questa domanda, ovvero ogni quanto si deve cambiare e lavare il pigiama?

Una ricerca condotta dalla fabbrica di materassi Ergoflex, e commentata da una esperta della London School of Hygiene & Tropical Medicine sostiene che sebbene si tratti di un capo di abbigliamento in un certo qual modo “intimo” spesso le persone, anche le più attente all’igiene ammettono di non curarsi troppo di lavare spesso l’abbigliamento notturno.

La ricerca  avrebbe appurato che gli uomini tengono il proprio pigiama per circa due settimane prima di metterlo in lavatrice, e le donne addirittura ben 17 giorni. La professoressa Sally Bloomfield racconta al quotidiano britannico “I pigiami sono i nemici della nostra pelle; le cellule dell’epidermide, perdute in quantità elevate sono piene di microorganismi, che in genere non sono dannosi per il nostro corpo, ma se stanno nel posto sbagliato possono causare danni”. Tra questi appunto lo stafilococco, l’E Coli, che se raggiungono il tratto urinario possono causare infezioni e di conseguenza cistiti, difficili da trattare e resistenti agli antibiotici.

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Perché non si cambia spesso?

Il 51 % degli intervistati nello studio afferma di non cambiare regolarmente il pigiama perchè semplicemente lo tiene poche ore a note. Il 73% degli uomini accusa le partner, incaricate di cambiarlo, di non fare abbastanza attenzione a questo compito. Un’altra maggioranza, il 61% sostiene di non avere abbastanza ricambi da scegliere nel loro guardaroba.

Anche la condivisione del letto, e la conseguente condivisione dei microbi porta all’acuirsi di infezioni e alla riproduzione di batteri. Questa condizione si amplifica quando il ricambio del pigiama non è frequente.

Ogni quanto si deve cambiare e lavare il pigiama?

I ricercatori sostengono che il pigiama andrebbe cambiato ogni sette giorni. I microbi si ridurrebbero, ma non se questi indumenti fossero tenuti per 15 giorni. Inoltre questi microbi potrebbero essere veicolati anche su altri indumenti attraverso il contatto con la pelle, con l’evidente “pandemia” che ne conseguirebbe.

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