Il cavallo de La Storia Infinita è morto sul set o è una leggenda?

cavallo de la storia infinita

Quante di voi si ricordano di Artax, il cavallo di Atreyu nel film La Storia Infinita? Non vorremmo davvero dover riaprire una ferita che ha sconvolto profondamente la nostra infanzia: la morte del cavallo di Atreyu nel film. Oltre al trauma attenuato dal fatto che si trattasse di pura finzione scenica, per diverso tempo si è diffusa la leggenda il cavallo fosse morto davvero sul set. 

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Si tratta di una storia che circola sul web da tantissimo tempo, e che negli anni non ha mai smesso di essere ripresa dai social e sui forum nonostante Noah Hathaway, l’attore che interpretò Atreyu nel film, l’abbia smentita più volte.

Da dove nasce la leggenda del cavallo morto sul set de La Storia Infinita?

Come tutte le leggende anche questa sembra avere un fondo di verità. La vera storia ha però come protagonista Noah Hathaway, che è stato letteralmente estratto delle Paludi della Tristezza privo di sensi, rischiando seriamente di morire annegato. Ecco come lo stesso attore ha raccontato l’episodio: “Il vero cavallo non è mai morto davvero. Stavano più attenti con quel cavallo che con me! Mi sono fatto molto più male io. Il cavallo era sicuramente ben curato” ha spiegato l’attore in una delle sue ultime interviste sulla vicenda. “Mi sento come se avessi mandato un sacco di persone in terapia a causa di quella scena con Artax. Il cavallo che usarono fu davvero meraviglioso e trascorsero un paio di mesi insegnandogli a stare con l’acqua fino al collo. È qualcosa di innaturale per loro. Quindi, il modo in cui hanno realizzato quella scena è che avevano questo piccolo ascensore sott’acqua e che lentamente lasciava sprofondare il cavallo sempre più in basso. Quando l’acqua arrivava alla zona del mento, tagliavamo la scena. Quell’unica scena ha richiesto più di due settimane e mezzo.”

Hathaway ha raccontato inoltre che il cavallo gli era stato regalato dalla produzione al termine delle riprese ma che, una volta tornato negli Stati Uniti, non gli fu possibile portarlo a casa per gli alti costi di trasporto, sterilizzazione e quarantena obbligatoria del cavallo.

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