Festa della mamma in una famiglia omogenitoriale

Ci sono famiglie in cui, nel giorno della festa della mamma, gli auguri e i regali si fanno due volte...è quello che succede a casa di Paola e Cinzia e del loro splendido bambino Pietro

Dal libro Mamma Femminile Plurale, la testimonianza di una famiglia omogenitoriale, raccontata dalla voce di Paola in una breve intervista che ci guida nella quotidianità di un “nido” in cui le mamme sono in 2″

Chi sono Paola & Cinzia? Come nasce la vostra storia e la scelta di mettere su famiglia?

Ci siamo incontrate sei anni fa, nella casa editrice in cui io lavoro. Cinzia aveva scritto un libro che stavamo per pubblicare. E niente, come sempre, dal nulla, dall’inatteso, nasce una coppia. Abbiamo sempre amato molto i bambini, già prima di conoscerci; abbiamo riconosciuto una nell’altra la grande empatia che sapevamo creare con i bambini dei nostri amici. Credo che a me la fase acuta della mammite fosse ormai passata: era ai picchi quando le mie migliori amiche, nel giro di cinque anni, hanno dato al mondo qualcosa come venti bambini, con i quali sono stata sempre molto in contatto e che ho amato molto. Per Cinzia invece il pensiero di avere un bambino ha cominciato a prendere concretezza con la nascita – e l’innamoramento – del bambino di una sua vicina (ai tempi non vivevamo ancora insieme). Quando Cinzia mi ha detto che voleva un bambino, a me è parsa la cosa più ovvia del mondo da fare. Ora Pietro ha 13 mesi, e il nostro piccolo scarrafone, è ovviamente il bambino più bello del mondo.

Cosa ha cambiato l’arrivo del vostro bambino nelle vostre vite e nel rapporto di coppia?

Be’, la cosa più evidente è la tensione. Il suo arrivo ha acuito le nostre differenze. Talvolta ci sembra di arrivare all’incompatibilità. Poi c’è il fatto che oramai è lui il centro della nostra coppia. Questa è una cosa dalla quale non si torna indietro. Il coinvolgimento che proviamo cresce di giorno in giorno e anche il legame fra me e Cinzia si sviluppa – e si irrobustisce – su più livelli.

Che impatto ha avuto l’arrivo di Pietro nella vita professionale e lavorativa di entrambe?

Per me è stato drastico. Sono appassionata del mio lavoro, sia per quanto riguarda la mia professione, il mio mestiere, sia per quanto riguarda l’azienda: amo i libri che facciamo e le persone con le quali lavoro. Ma lavoravo davvero tantissimo. Nei primi mesi di vita di Pietro, lo salutavo alla mattina quando ancora dormiva, e lo rivedevo la sera quando era già a letto. Era arrivato il momento di cambiare priorità. Dopo l’ennesima discussione con Cinzia, e un bel po’ di esasperazione personale, ho chiesto il part-time, rinunciando formalmente a una posizione con maggiori responsabilità. All’inizio l’ho un po’ patito, mi sembrava di tornare indietro, professionalmente parlando. Ora però sono io che porto e vado a prendere Pietro a scuola, e che passo con lui i pomeriggi. E in questo momento penso che sia la cosa più bella del mondo.

Per Cinzia è stato duro riuscire a ritagliarsi il tempo per studiare – che è in sostanza gran parte del suo lavoro. Nei primi sei mesi, conciliare l’impegno totale verso Pietro e la faticosa rincorsa di scadenze di scrittura e insegnamento l’ha esasperata nel corpo e nella mente. Adesso che Pietro va al nido, le cose cominciano ad andare meglio.

Come funziona la ripartizione dei ruoli nella vostra famiglia? C’è una divisione o una condivisione? Chi fa cosa? Quando? Come vi intercambiate?

La prima cosa che mi viene in mente è che io, Paola, guido: a me sono affidati tutti i grandi spostamenti: week-end, vacanze, le “spesone” del fine settimana. Poi sono molto calma, quindi, da quando è nato, sono io che metto a letto Pietro (devo avere da poco battuto il record di velocità di addormentamento, 3 secondi netti). Poi sono forte: sono quella che fa volare Pietro, quella che lo porta in bicicletta, sulle spalle, nel bosco, che gli fa fare il bagno. E quella che lo cambia. Cinzia invece sa giocare in casa con lui, è più creativa: crea canzoncine, balletti, piccoli rituali nel gioco e nella scansione dei momenti quotidiani. Ed è lei a portare avanti la casa. Lei cucina, io imbocco; lei lava, io sporco (!!!); io curo i fiori, lei le finanze…

No, direi proprio che la nostra non è una condivisione dei ruoli, è decisamente una divisione, che si è delineata naturalmente, assecondando i nostri caratteri. Anche se, ovviamente, al momento del bisogno, tutte e due siamo assolutamente in grado di fare tutto (talvolta pure con una certa disinvoltura).

Ci sono dei ruoli specifici che sono più legati alla maternità biologica? E come impattano sulla quotidianità e sulla gestione del bambino?

No, ruoli direi di no. C’è sicuramente un’apprensione diversa, che può essere sicuramente dovuta alla differenza di caratteri, ma secondo noi molto è dovuto proprio alla maternità biologica: Cinzia ha una soglia della preoccupazione molto bassa, io sono più rilassata quando Pietro fa le sue esperienze. Però quando capita che Pietro sia davvero disperato cerca lei.

Vivendo poi in Italia, Cinzia è burocraticamente l’unico genitore e deve quindi farsi carico di tutte le faccende anagrafiche, mediche e amministrative riguardanti Pietro. Ci teniamo a precisare che però, dalla nostra esperienza fin qui in una città come Milano, la “scocciatura” è stata finora solo amministrativa: dai funzionari dell’anagrafe ai pediatri alle responsabili del nido non abbiamo mai ricevuto nessun tipo di discriminazione, tutt’altro.   

Cosa significa, in base dalla vostra esperienza,  essere mamma al quadrato?  

Be’, c’è uno svantaggio che salta subito agli occhi: nessuna di noi due è un uomo, quindi sentiamo di più la fatica dei lavori più pesanti: portare carichi pesanti, guidare a lungo, ecc. Capita che arriviamo a sera (sera? Noi alle nove e mezzo vorremmo già andare a letto, anzi, lo facciamo proprio!) senza energie.

I vantaggi? Boh, non sapremmo… per noi è tutto così ovvio. Forse, grazie alle scelte lavorative che abbiamo fatto – assecondando con più serenità di un uomo il nostro desiderio di stare con nostro figlio – abbiamo ora molto tempo per stare con Pietro. Ma questo potrebbe anche essere un ragionamento astratto.

Poi spesso pensiamo al futuro, a come ce la caveremo noi, e a come starà Pietro.  Per il momento sembra davvero tutto facile, emotivamente parlando. Siamo piene dei suoi sorrisi, delle risatine, dei grandi passi avanti, orgogliose e commosse di ogni cosa che fa. Però lui è ancora davvero piccolo, quando parlerà, quando avrà confronti più diretti con i suoi compagni, quando sarà adolescente… be’, a volte ci chiediamo se non lo faremo soffrire… e questo spaventa un po’…

Per quello che vedete nel confronto con le famiglie eterogenitoriali che conoscete, percepite delle differenze nella definizione dei ruoli e nella gestione dei figli?

No, in realtà vediamo che la nostra routine è molto simile a quella delle mamme e dei papà, nel senso che, essendo Pietro ancora piccino e ancora connesso a quel rapporto fisico mamma-bambino, Cinzia è LA mamma, e io, Paola, sono il papà. E percepiamo che per il momento anche i nostri amici ci vedono così.